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È ormai "maratonomania" quella sta attraversando in questo periodo il movimento podistico. A quella di Milano con partenza da Fiera Rho con orari sfalsati, alle 9.30 per gli agonisti e alle 10 per gli appassionati, ce n'erano 13000 provenienti runner provenienti da oltre settanta paesi del mondo. Per chi non era ancora pronto a correre da solo i 42 chilometri, come han fatto 4803 corridori, c'era l'alternativa di farla in staffetta con la distanza distribuita in quattro frazioni, di cui la prima più lunga e l'ultima più corta. Per questa formula di maratona più alla portata di molti hanno optato 2129 staffette per un totale di 8516 corridori, tra le quali anche quatto staffette in rappresentanza della  nostra Associazione.

 

Ecco i nostri campioni! 
1. Luca Corti. Alessandra Brasca, Filippo Monachesi, Massima Goffredo.
2. Paolo Pignatelli, Carlo Turotti, Dorin Agache, Alessia Scarazzin
3. Claudio Morelli, Ewelina Markiewicz, Massimo Bongiorni, Silvia Valota
4. Alessandro Patruno, Serena Carosi, Massimiliano Deidda, Valeria Maffei
Una bella giornata di bel tempo con temperatura ideale per correre tanto che il vincitore l'etiope Worku Biru ha chiuso in un buon 2 ore 9 minuti e 25 secondi la tredicesima edizione della Milano City Marathon, che si è svolta su un percorso rinnovato rispetto agli altri anni. Infatti la corsa ha toccato luoghi topici e simbolo della città come p.zza della Scala con l'augurio che la città della madonnina possa diventare la Scala della Maratona così come lo stadio San Siro è denominato la Scala del calcio. A proposito ai nastri di partenza spiccava la presenza di un grande protagonista del prato di San Siro ossia Beppe Bergomi noto come lo zio quando giocava, come pure c'era la medaglia di bronzo sui 1500 metri alle ultime Paralimpiadi di Londra Annalisa Minetti.
Si diceva appunto che sono molteplici i modi di farla ma la fatica è sempre la stessa. Proprio per alleggerirla nella parte finale per evitare scene e rischi di squalifica come accadde al padre spirituale di tutti i maratoneti ossia Dorando Petri, sorretto a braccia da un giudice fino al traguardo londinese nel 1908, a cinquecento metri dall'arrivo di quella odierna milanese c'era l'Orchestra giovanile Pepita, una trentina di giovani musicisti che hanno accompagnato i corridori "suonati" al traguardo. Poi tutti insieme si è andati in Piazza del Cannone per fare festa al Charity Village dove i musicisti oltre che suonare hanno fatto conoscere il progetto di orchestra volto a riscattare il disagio giovanile a suon di strumenti musicali.
Del resto musica e corsa hanno in comune la capacità di andare oltre il disagio, fisico e mentale che sia, per avvicinarsi se non proprio superare i propri limiti.
Oggi invece i limiti del percorso di gara sono stati diligentemente rispettati, non si sono ripetute le spiacevoli scene di forzature del tracciato di altre edizioni, dai pochi automobilisti in circolazione grazie al provvidenziale blocco del traffico. Checché ne dica il twitter di Fabio Fazio sull'inutilità del blocco oggi è stato provvidenziale: fosse stato tra noi e uno di noi avrebbe capito soprattutto per questa domenica l'importanza del blocco.
L'etiope Worku Biru è il vincitore della 13/a edizione della Milano City Marathon. Biru, che ha gareggiato con il pettorale numero 4, ha realizzato un tempo di 2 ore 9 minuti e 25 secondi. Al secondo posto il connazionale Tefera Gosa Girma. Il suo tempo è stato di 2 ore 9 minuti e 36 secondi. Il terzo posto della Milano City Marathon è invece del kenyano Marius Kipse che con il pettorale numero 8 ha realizzato un tempo di 2 ore 9 minuti e 50 secondi.

Una bella mano per creare un clima di festa l’hanno data i luoghi dove avveniva il cambio degli staffettisti (la maggior parte dei partecipanti). C’era tifo, gente che suonava, ristoro, insomma, per un km ed oltre avevi la testa libera, lontana dai pensieri che ti accompagnano per tutta la gara.
Poi sarà strano, ma correre per le strade della città è piacevole. Passi vicino al ristorante dove avevi mangiato, o vicino alla mostra che avrei sempre voluto vedere. Strade che di solito si fanno distrattamente ma che oggi, in qualche maniera, sono riuscite a farcii compagnia.
Per una volta l’Italia non ha niente da imparare dall’estero. L’organizzazione ha fatto davvero un gran bel lavoro. Soprattutto per i tempi di consegna del sacchetto con le nostre cose all’arrivo. Tempi rapidi e solo il cielo sa quanto sia importante mettersi una maglia pulita, asciutta, il prima possibile.

Vai al link del sito ufficiale: http://milanocitymarathon.gazzetta.it/